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I LIMITI DELLA GESTIONE ATTIVA

La scorsa settimana mi sono imbattuto in un'immagine che mi ha fatto pensare: un grafico che metteva a confronto i rendimenti della leggendaria Berkshire Hathaway di Warren Buffett con il banalissimo indice che replica le 500 aziende più grandi d’America, lo S&P 500


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Il risultato è stato uno shock per molti e una grande lezione per me. Negli ultimi vent'anni, l'Oracolo di Omaha ha faticato a tenere il passo del mercato, nonostante sia considerato il migliore investitore di tutti i tempi. 


Ci hanno sempre fatto credere che basti avere conoscenza, sangue freddo e una strategia d'acciaio per battere il sistema. Eppure, se guardiamo i dati, sono davvero poche le persone che ci riescono veramente nel lungo periodo. 


In realtà, questa narrazione è molto simile a chi cerca di svuotare il mare con un secchiello colorato. È un’attività faticosa, frustrante e, alla fine della giornata, ti lascia solo con le scarpe piene di sabbia e molto stanco. 


Se un team di analisti stellari e una leggenda vivente come Buffett faticano a sovraperformare il mercato, perché noi dovremmo passare le notti a cercare "l'azione della vita" tra un impegno e l'altro?


Il mercato oggi è un organismo incredibilmente veloce. Mastica informazioni alla velocità della luce e le sputa fuori sotto forma di prezzi già aggiornati, molto prima che noi possiamo anche solo cliccare sul tasto "compra". 


Cercare di battere questo meccanismo è come provare a trovare parcheggio in centro a Milano il sabato sera: giri per ore, consumi benzina e ti viene il fegato amaro, mentre chi ha preso la metro è già seduto a godersi la serata.


Eppure vedo tante persone sentirsi in colpa per non aver comprato Bitcoin dieci anni fa o per essersi perse il boom di NVIDIA. 


Vedo nei loro occhi un’ansia da prestazione che non c'entra nulla con i soldi.


È la paura di non essere abbastanza veloci o abbastanza furbi. Ma il tuo patrimonio non è un videogioco dove vince chi fa più punti; è lo strumento che deve proteggere e valorizzare la tua vita e quella delle persone che ami.


Per questo credo che, nella maggior parte dei casi, l’approccio più sensato sia una gestione il più possibile semplice e disciplinata.


E non è solo una sensazione.


Una ricerca del professor Hendrik Bessembinder ha mostrato un dato impressionante: negli ultimi 90 anni, appena 86 aziende hanno generato metà di tutta la ricchezza creata dal mercato azionario americano.


Ancora più sorprendente: l’intera creazione di valore del mercato può essere attribuita a circa mille titoli, mentre il restante 96% delle azioni ha ottenuto rendimenti complessivamente simili a quelli dei Treasury Bill americani a breve termine.


Questo aiuta a capire perché la gestione attiva spesso fatichi a battere il mercato nel lungo periodo.


Il vero problema dello stock picking non è trovare aziende “buone”.
È riuscire a individuare in anticipo quelle pochissime aziende straordinarie che trascineranno gran parte dei rendimenti futuri.


Ed è molto più difficile di quanto sembri guardando i grafici col senno di poi.


Anche lo SPIVA Scorecard 2025, il report che confronta i risultati dei fondi attivi con i rispettivi benchmark, mostra un quadro piuttosto chiaro: nella maggior parte dei casi, i fondi attivi finiscono per sottoperformare il mercato nel lungo periodo. 


spiva



Questo non significa “non fare nulla.



Significa evitare di rincorrere continuamente il mercato e concentrarsi invece su una strategia coerente con i propri obiettivi, facendo piccoli aggiustamenti solo quando serve davvero.


Poi certo, siamo umani. 


Molti sentono il bisogno di avere una parte più speculativa del portafoglio, per seguire un’intuizione, un settore o semplicemente togliersi uno sfizio.


E non c’è nulla di male, purché quella parte non diventi il cuore della strategia. 


Immagina il tuo portafoglio come un albero secolare: ha bisogno di radici profonde e stabili, il "core", che guardi ai tuoi obiettivi reali, alle tue esigenze concrete e ai progetti che hai per la tua famiglia. 


Questa parte centrale deve restare ferma negli anni. Non ha bisogno di essere venduta e ricomprata ogni volta che un telegiornale annuncia una crisi o un nuovo boom economico. Ha solo bisogno di tempo


Poi possono esserci anche i rami più esposti al vento: investimenti più aggressivi, più volatili, più speculativi, una così detta parte “satellite


Quanto spazio dare però?


Non esiste una regola perfetta.


Spesso si parla di un approccio 80/20, ma non è una legge scolpita nella pietra. Dipende dalla persona, dalla tolleranza al rischio e dagli obiettivi. 


Cosa voglio dire con tutto questo?


Non sprecare il tuo tempo cercando di indovinare continuamente il momento perfetto per comprare o vendere, perché quel “momento perfetto” esiste solo col senno di poi (ne ho parlato in un altro articolo sul blog).


Usa invece quel tempo per costruire una strategia che rispetti chi sei, i tuoi obiettivi e la vita che vuoi vivere.


Perché il tempo è l’unica risorsa che non possiamo ricomprare.



Nemmeno con i rendimenti di Buffett.